PROTESTANTESIMO

 

Non è difficile definire il Protestantesimo. Per il protestante la fonte essenziale della legittimità non è più la Chiesa, dispensatrice dei “beni della salvezza”, bensì la Bibbia. L’istituzione visibile ha solo un ruolo funzionale, privo di qualsiasi significato sacro. (Forse è opportuno dire che per il cattolico la fonte basilare della legittimità è nell’istituzione, è la “santa Chiesa” a detenere l’autorità, affermata nella persona del papa e di una gerarchia clericale).

Nel protestantesimo la fonte della legittimità religiosa viene quindi trasferita dalla Chiesa alla Bibbia, da una gerarchia clericale all’individuo esegeta. E’ in questo passaggio dalla Chiesa, istituzione sacra, verso le “sacre Scritture” che consiste il cammino propriamente protestante, al di là delle varie differenze dogmatiche che si possono trovare anche fra protestantesimo, cattolicesimo e Ortodossia. Poiché è la lettura della Bibbia, e solo essa, a legittimare o meno una dottrina o un’eventuale gerarchia, si può giustamente affermare, con il sociologo Jean Paul Willaine, che il protestantesimo rappresenta una secolarizzazione interna del cristianesimo… ma anche dei modelli politici. Lo storico Jean Baubérot afferma: “Il protestantesimo si scinde in una molteplicità di Chiese, perché fa emergere nella storia del mondo occidentale un dubbio fondamentale riguardo all’origine divina di ogni autorità umana”.

Sorto nel XVI secolo in quella che si è convenuto di chiamare “Riforma” (sostenuta soprattutto dalle figure di Martin Lutero e di Giovanni Calvino), il protestantesimo costituisce una delle tre grandi “famiglie” del cristianesimo mondiale, insieme all’Ortodossia e al cattolicesimo. Esso comprende molte denominazioni o “confessioni”. Le più importanti sono il pentecostalismo, il battismo, la Chiese riformate/presbiteriane, l’anglicanesimo, il metodismo, il luteranesimo. Le valutazioni statistiche delle diverse componenti del protestantesimo sono piuttosto discutibili, infatti, le modalità di calcolo variano notevolmente da una denominazione all’altra. I criteri statistici di una Chiesa di massa non hanno nulla di compatibile con quelli di una Chiesa confessante che conta solo i fedeli “impegnati”, che hanno “confessato” pubblicamente la loro fede.

D’altra parte si pone la questione del pentecostalismo, un “mondo” a sé. La maggior parte degli studiosi inserisce il pentecostalismo nell’universo protestante, ma non esiste alcun accordo sull’evoluzione statistica di questo movimento multiforme. Senza arrischiarsi a fornire una cifra, si può ritenere che oggi globalmente il protestantesimo in tutte le sue componenti rappresenti poco più di un terzo dei cristiani a livello mondiale. La sua cultura pluralistica e (relativamente) individualistica lo espone attualmente a una certa “precarietà”: rischia infatti la dissoluzione in quella modernità che ha contribuito a formare. Ma il suo pionieristico dinamismo ecumenico e –a un diverso livello- la forte cultura della conversione che anima una parte delle sue fila dimostrano che la sua pertinenza sociale è apparentemente ben lungi dall’esaurimento.