Storia

L’impresa eccitante e, per molti aspetti, straordinaria della creazione del Centro Internazionale per la Riconciliazione, è stata originata da una brillante intuizione del dinamico monsignor Bonicelli, confortato, in questo, dall’appassionato ausilio di don José Angel Mozo e di don Gianni Pizzorno. Perché il “Centro Ecumenico” di Lavinio? Prima che a motivazioni di alta strategia ecumenica, bisogna rifarsi alla più modesta ma più concreta esperienza pastorale di base. La diocesi di Albano ha visto, per effetto dello sviluppo economico, una dilatazione demografica e urbanistica a dir poco sorprendente.
Lavinio Stazione, alla estrema periferia Nord di Anzio, era parrocchia già da diversi anni, ma dotata di una sola cappella assolutamente inadeguata. Nel 1978-79, in occasione del 35° dello sbarco alleato ad Anzio-Nettuno, diversi incontri e celebrazioni a livello internazionale posero il problema di un riferimento culturale e religioso che diventasse punto di raccordo di tre grandi realtà presenti in zona: il Cimitero tedesco di Pomezia, quello inglese di Falasche e quello americano di Nettuno. Lavinio si trovava idealmente al centro di questo triangolo che ha segnato la storia di questa terra. Perché non congiungere l’esigenza della comunità locale con quelle più larghe che si intravedevano per l’avvenire?
E’ così che è nata l’idea di un Centro Internazionale, il quale, insieme alla parrocchia dei Ss. Anna e Gioacchino, garantisce la possibilità di incontri per tutte le confessioni religiose chiamate in causa dai tre cimiteri di guerra
I mezzi per iniziare l’impresa erano di una modestia tale da scoraggiare chiunque: un terreno generosamente donato da un sostenitore e una misera somma, della quale si sono serviti per acquistare un milione di mattoni di scarto da tutte le fornaci disponibili. Oggi sulle macerie della tremenda battaglia di Anzio sorge un centro per la pace tra i popoli d’ogni razza, fede e confessione religiosa volutamente edificato senza vane pompe o inutili fronzoli, nulla concedendo a una facile e inopportuna esteriorità, eleggendo materiali semplici, addirittura “poveri”, ma densi di significato, come l’umile mattone, assurto universalmente a simbolo della ricostruzione e della riconciliazione tra i popoli.

La posa della prima pietra fu il 5 gennaio 1980, nella quale parteciparono le autorità civili e militari del luogo, il ministro degli esteri l’On. Giulio Andreotti e gli ambasciatori degli Stati Uniti, Inghilterra e Germania. Comincia così la costruzione di un Centro che mantiene contatti con i rappresentanti delle altre denominazioni cristiane e di altre religioni.
Elemento cardine del Centro è il carattere interconfessionale; e proprio l’individuazione di un “fatto comune” tra tutte le confessioni religiose ha sollecitato la fantasia dell’architetto Mastrella: “questa idea s’intende dare nell’impostazione formale degli esterni e degli interni. Su tali basi si è cercato di inventare uno spazio che possa raccogliere gli uomini per disporli al colloquio con il proprio Dio e per spingerli verso propositi di “buona volontà”. Nella realizzazione, il Centro, esprime l’intimo convincimento che il Cristianesimo non determina un particolare tipo di arte né esercita costrizioni di sorta sull’artista, il suo unico scopo, infatti, è quello di sentirsi interamente cum ecclesia, cioè parte integrante dell’assemblea dei fedeli, nel senso etimologico del termine.

Nella sua ideazione questo Centro risultò bisognoso di una Biblioteca che contenesse le opere fondamentali e le teologie delle grandi religioni. Non si può infatti parlare di Dialogo Interreligioso se non c’è una reciproca conoscenza, unica forma per far cadere pregiudizi e incomprensioni. Si è pensato perciò ad una TORRE, in riferimento a quella di Babele che generò la confusione delle lingue e creò incomunicabilità tra i veri gruppi umani. Quella era una Torre che voleva giungere al cielo e questa racchiude quanto Dio dal cielo ha detto agli uomini. Ognuno dei cinque piani è dedicato ad una religione e alla base una grande sala di consultazione e di lettura accoglie persone di ogni confessione religiosa. Alla sommità della Torre, le cinque grandi campane con i loro rintocchi chiamano i credenti, e le loro armonie sono il segno di diversi tonalità che si compongono in un suono unico e bello. Ogni religione approfondendo le proprie identità deve emettere un suono che unito agli altri fa conoscere al mondo le grande armonie di Dio che ama, che salva, che si dona, che provvede, che conduce la storia, articolando la Sua azione onnipotente all’azione di ogni persona umana.

Centro Ecumenico