Ogni sera del mese di maggio alle 21 si recita il Rosario

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MAGGIO e MARIA

In questo mese i cristiani onorano specialmente Maria, madre di Gesù e madre nostra. E’ un mese speciale per poter riflettere sulla nostra devozione alla Madre di Dio. Come la viviamo? Quanta influenza ha nella nostra vita. Ci aiuta ad essere migliori cristiani?

Quante cose possiamo, e dobbiamo, ammirare in Maria?

Secondo i dati evangelici, ammiriamo la sua purezza verginale, la sua profonda umiltà, il senso squisito della volontà di Dio, la sua fortezza di fronte al dolore, la sua carità senza limiti, la sua condizione di donna di preghiera, il suo spirito di servizio silenzioso, il suo amore per il Figlio. In definitiva il suo esempio di donna, di madre e di sposa.

Maria dice SI a Dio e da quel momento incomincia a realizzarsi l’opera della redenzione incarnandosi Cristo nel suo seno verginale.

Sono molte le cose che Maria ci può insegnare. Ne elenchiamo qualcuna:

Maria, esempio di obbedienza a Dio. Dice SI a Dio. Un “si” che anche noi dovremmo usare davanti ai piani di Dio su di noi, anche se non li capiamo.

Maria esempio di preghiera. Conservava tutto nel suo cuore, ci dice l’evangelista Luca (2,51). Nella preghiera, nel silenzio, Maria cresceva nella pace, nell’armonia, nel gaudio per le cose di Dio. Possiamo capire, senza la preghiera, le cose della vita, del mondo?

Maria, esempio di donna, di madre e di sposa. Bisogna “giocare” con l’immaginazione per contemplare Maria in quella casa di Nazareth, dove tutto era al rovescio: il Figlio, in teoria il più piccolo, in realtà era Dio; il padre di famiglia, in teoria “capo” di quella casa, era in realtà inferiore in santità a Gesù e a Maria. E Lei, Maria, serena, equilibrata, sposa esemplare, attenta, servizievole e madre affettuosa, comprensiva, amorevole.

Maria viveva della Parola di Dio. Aveva familiarità con la Parola di Dio. Chi pensa con Dio, pensa bene; chi parla con Dio, parla bene, diventa saggio, prudente, buono; diventa forte con la forza di Dio che aiuta a sopportare il male e a promuovere il bene. Maria ci invita a conoscere la Parola di Dio, ad amarla, a vivere e a pensare con la Parola di Dio.

Maria ci è stata data come “madre” e a Lei possiamo dirigerci in ogni momento. Ci ascolta sempre, sempre è vicina a noi. E’ Madre del Figlio e partecipa del potere del Figlio, della sua bontà. Possiamo mettere sempre la nostra vita nelle sue mani, mani di madre che è sempre vicina ad ognuno di noi.

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ALLELUIA!!!

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Alleluia è una delle parole che più si ripete in questo tempo di Pasqua e non è una parola italiana.

Cosa significa?

Certamente possiamo tradurla con ALLEGRIA, però l’Alleluia nel contesto della Pasqua porta in sé una allegria, una gioia, tutta particolare, perché vuole essere permanente.

La Pasqua è il mistero più grande della nostra fede. Cristo è risorto e la morte è stata vinta perché la Risurrezione l’ha sopraffatta. Sant’Agostino dice che “… Cristo è passato dalla morte alla vita“. Gesù realizza la Pasqua; Gesù passa al Padre, ma solo Lui passa da questo mondo al Padre? E noi?

Dio, l’Onnipotente, può fare TUTTO, ma non ci può obbligare ad avere un cuore pentito. Ci lascia la libertà. E questa libertà ci può portare ad amarlo o a offenderlo, E’ una libertà che ci può dare o togliere il diritto alla nostra gloriosa risurrezione. Risorgeremo tutti, cosi diciamo nel Credo, ma quello che abbiamo vissuto in questi giorni, non può passare senza lasciare una impronta nel nostro spirito.

Torniamo ai giorni lavorativi, alla routine …ma questo “passaggio” di Dio, con suo Figlio risorto, cosa ha lasciato nella nostra vita? Pensiamoci. Se abbiamo vissuto la Pasqua in modo autentico ciò avrebbe dovuto lasciare delle impronte nel nostro modo di pensare e di agire. È stato così?

Non dimentichiamo che risuscitare significa uscire dal sepolcro della tristezza, del peccato, del pessimismo. Deve essere un Alleluia permanente. Ci sono molti alleluia, troppi, per aria, molti nelle chiese, ma quanta Alleluia, quanta felicità, quanta risurrezione c’è veramente nei nostri cuori?

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SETTIMANA SANTA

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QUARESIMA 2018

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NATALE

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Tante cose ci vengono alla mente quando arriva Natale!!!

Ma il vero significato del Natale, qual’ è?

Il Natale ci ricorda che celebriamo la nascita del Messia. Il luogo dove avvenne è ben conosciuto: Betlemme. La sua storia si trova nel Vangelo di Luca. Ma quello che non si trova lì è “la storia del Natale”, del “nostro” Natale. Del Natale che celebriamo oggi.

Bisogna dire che Natale non sono le luci colorate sulle strade, nelle nostre case; Natale non sono i grandi magazzini pieni di offerte; Natale non sono i Re Magi che portano regali; Natale non è nemmeno il presepe che facciamo in chiesa o in casa, Natale è Dio che si fa uomo come noi, perché ci ama e ci chiede un posticino nel nostro cuore per nascere. Per questo essere uomini, essere donne, essere umani, è tremendamente importante perché Dio ha voluto farsi uomo. Farsi come noi. Per questo Natale è esigente: Dio ci chiede un posto pulito nella nostra anima per nascere un anno in più. Saremo in grado di darglielo?

Natale è un bimbo piccolo messo in un presepe. Per questo è importante, importantissimo, essere bambino, e bambino innocente, che bisogna educare, curare, a cui occorre dare affetto, buon esempio….. così ha fatto Maria.

Natale sono gli angeli che cantano e portano la pace dal cielo alla terra; per questo è importante essere costruttori di pace e non fautori di guerre. Natale sono pastori che si presentano con umiltà e semplicità, ogni giorno della nostra vita; per questo è importante non fare discriminazioni, e se dobbiamo fare delle preferenze siano fatte per i poveri, gli ignoranti, gli ultimi. Natale è quella stella che ci indica il cammino, a volte desertico, ma seguendo i segni che Dio ci mette davanti, ci porta a Betlemme.

Il Bambino che nasce nel presepe a Betlemme, in mezzo ad una povertà assoluta, nel silenzio e nella solitudine, in un posto riservato agli animali, è l’uomo che muore crocifisso come un blasfemo, come un criminale, in una croce accanto a due malfattori. Il presepe è umiltà, la croce è umiliazione; il presepe è povertà, la croce è rinunzia di tutto. Il presepe è accettazione della volontà del Padre e la croce è abbandono nelle mani del Padre.

Facciamo festa, sì, pero non dimentichiamo che questo Bambino, che è Dio incarnato per amore, viene in questo mondo per insegnarci il camino del bene, dell’amore, della pace e della vera giustizia.

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